il martedì, 08 gennaio 2008
Ora 23:46
Hai appena chiuso la porta, alle tue spalle, ma le labbra fra le mie gambe, non ti lasciano andare.
Sei entrato. La giacca scivolata al suo posto. Gli occhiali sul tavolo, perché devi solo sentire.
Seduto alla sedia, m'hai accompagnato lo sguardo.
Scopami, t'ho detto, mentre il mio volto restava in ginocchio.
E tu lì, che mi guardavi dall'alto, mi hai detto troia, con un sorriso.
E' il sapore del tuo seme, che mi sostiene la bocca. Mi tocco, e le dita sembrano disegnare, il ricordo che sa di piacere.
Ho indossato qualcosa, per accompagnare l'arresa, lasciando la pelle fra le lenzuola.
Mi vuoi ancora da bere? Sono i tuoi occhi, che sembrano dire.
Una bibita in frigo. La prendi. Ti volti. Non dico. Ripasso i tuoi passi.
E' quel tuo modo
che hai, di stupire,
a prendere il sopravvento,
e vento, s'avvicina ai miei lobi.
Sussurra in silenzio,
quel profumo
che sa di tormento

da AvilaCarmen
di o
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il domenica, 06 gennaio 2008
Ora 18:02
Una parola, e arrivò il temporale.
Scesero fiumi di silenzi, e toccare l'abisso mi fu naturale.
Sentivo la gola parlare da sola. Un attimo, e tutto divenne sospiro.
Non ci scambiammo nomi. Solo numeri. E quella notte perse le sue lancette.
Era calda, la tua voce.
Si, risposi , a quella domanda appena sfiorata, dalla tua mente che già mi mangiava.
Non sapevo con chi. Ma ti seguii.
Presi una doccia, un vestito e le labbra. Le mie cosce, lisce, come coltelli.
La pelle abbronzata. I seni, un riscatto.
Tre minuti, disse il display.
Ero dietro la porta, prima ancora che nella chat mi dicesti: ci sei?
Il sudore della stagione, scivolava dalle mie gambe.
Un buio accennato, il sospetto, e la mia mente prese la chiave per aprirti la stanza, dove anche il mio letto, aspettava l'attesa.
Le tue mani, musica di vene e impazienza. Le guardavo suonare, e già mi erano dentro.
La chitarra per terra.
Gli occhi, impazienti.
E le tue dita, nel mio basso ventre.

da AvilaCarmen
histoire
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il sabato, 05 gennaio 2008
Ora 19:56
Aprire una porta, è una parte di occasione che la vita ci propone.
Se trovi lo specchio, nulla si oppone.
Histoire d'O, noi.
O, non è, e non ha nome.
Non ne abbiamo, ma siamo.
O, ha una sua storia.
E' un cerchio.
Unisce e ci, unisce, nella consapevolezza della sua sottilissima saldatura : Di.
Di, è possesso. E tutto è concesso, a O, perché gli appartiene.
E ci concede ogni pensiero di passione, che ci possiede.
Una sera di settembre, scriveva per me.
Ascoltavo la tua musica. M'attraversasti la bocca.
Presi le tue parole con le mani,
che mi succhiavano al seno,
e non feci in tempo, ad asciugarmi le dita.
Venne la notte
e troia
era già la mia vita

da AvilaCarmen
o
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